Pat Tillman, famoso giocatore di football americano, è morto il 22 Aprile 2004, ufficialmente da eroe sotto i colpi dei ribelli Afghani che avrebbero teso un agguato a lui e alla sua compagnia.
Questo è un intervento di Kevin Tillman, fratello e compagno in guerra di Pat, pubblicato sul suo blog il 19 Ottobre 2006 (qui il testo originale).
Il 6 novembre è il compleanno di Pat, e il giorno dopo ci saranno le elezioni.
Mi torna in mente una conversazione fra me e Pat, poco prima che ci arruolassimo. Lui parlava dei rischi che correvamo nell’apporre la nostra firma, e di come, una volta preso quell’impegno, saremmo stati in balia della leadership americana e del popolo americano. Di come ci saremmo potuti trovare un situazioni che non dipendevano dalla nostra volontà, e come il combattere da soldato ti impedisca di avere una voce.
Finché abbiamo deciso di parlare: sono infatti accadute molte cose da quel giorno.Pare che siamo stati mandati a invadere un paese perché rappresentava una minaccia diretta per il popolo americano, oppure per il mondo, oppure perché dava asilo ai terroristi, o forse perché aveva a che fare con gli attacchi dell’11 settembre, o forse perché riceveva uranio arricchito dal Niger, o perché aveva dei laboratori chimici mobili, oppure aveva delle armi di distruzione di massa, o forse perché aveva bisogno di essere liberato, o perché dovevamo portarci la democrazia, o forse per fermare una ribellione, o per fermare la guerra civile che noi stessi abbiamo creato, ma che nessuno può chiamare guerra civile nonostante di questo si tratti. Insomma, qualcosa del genere.
In qualche modo l’America è diventato un paese che finge di essere tutto ciò che non è, e che condanna tutto ciò che è.
In qualche modo i nostri governanti hanno violato le leggi internazionali e umanitarie per mettere in piedi prigioni segrete nel mondo, sequestrando gente segretamente, tenendola imprigionata a tempo indeterminato pur non potendola incriminare in alcun modo, e torturandola di nascosto. E quando la “filosofia della tortura” è diventata pubblica, è stata attribuita a qualche “mela marcia” soltanto.
Nel frattempo in America sostenere i soldati equivaleva a far fare un disegnino con i pennannelli a un bambino di cinque anni e spedirlo al fronte, oppure appiccicare qualche adesivo sulle automobili, oppure adoperarsi in Parlamento perché i nostri caschi avessero uno strato di imbottitura in più.Come se per un soldato che torna per la terza o quarta volta al fronte avesse importanza un disegno di un bambino, oppure un adesivo scolorito su una macchina qualunque, mentre osserva attorno a sé i suoi amici morire. O come se fosse importante per lui avere uno strato in più di imbottitura nel casco, quando dovrebbe difenderlo da granate che scaraventano il mezzo a 20 metri di altezza e fanno il tuo corpo a pezzetti, mentre la pelle ti rimane incollata fusa sul sedile.
Sembra quasi che più soldati muoiono, più legittima diventi la nostra invasione.
In qualche modo alla leadership americana, il cui unico merito è quello di aver mentito al suo popolo e di avere illegalmente invaso una nazione, è stato permesso di impadronirsi del coraggio, delle virtù e dell’onore dei suoi soldati che combattono sul campo.
In qualche modo le stesse persone che decine di anni fa non osavano opporsi a una invasione illegale, ora si permettono di mandare soldati a morire per una invasione illegale che loro stessi hanno messo in atto.Stranamente fingere di avere personalità, forza e virtù è diventato tollerabile.
In qualche modo arricchirsi grazie alla tragedia e all’orrore è tollerato.
In qualche modo la morte di decine se non centinaia di migliaia di persone è tollerata.
In qualche modo la sovversione dei diritti e la violazione della Costituzione sono tollerati.
In qualche modo la sospensione dell’Habeas Corpus dovrebbe proteggere il nostro paese.
In qualche modo la tortura è tollerata.
In qualche modo mentire è tollerato.
In qualche modo la ragione viene messa da parte a favore della fede, del dogma e dell’insensatezza.
In qualche modo la leadership americana è riuscita a creare un mondo ancora più pericoloso di prima.
In qualche modo una storia inventata diventa più importante della stessa realtà.
In qualche modo la nazione più ragionevole, più affidabile e più rispettata al mondo è diventata una fra le più temute, irrazionali e bellicose, di cui non si fida più nessuno.
In qualche modo essere politicamente informati, attenti e critici è stato sostituito dall’apatia ottenuta con l’imposizione dell’ignoranza.
In qualche modo gli stessi criminali incompetenti, narcisisti, vuoti, senza virtù e male intenzionati sono ancora al comando della nostra nazione.
In qualche modo questo è tollerato.
In qualche modo nessuno viene chiamato a rispondere di tutto questo.
In una democrazia, la politica dei suoi leader è la politica del suo popolo. Non stupitevi quindi se i nostri nipoti seppelliranno buona parte di questa generazione come traditrice della nazione, del mondo e dell’umanità. Molto probabilmente avranno scoperto che “in qualche modo” il paese è stato nutrito di paura, insicurezza e indifferenza, rendendolo vulnerabile ai parassiti senza più limiti e senza più controllo.Per fortuna questo paese è ancora una democrazia, la gente ha ancora una voce, e può ancora fare qualcosa. Potrebbe anche cominciare dopo il compleanno di Pat.
Il fratello e amico di Pat Tillman,
Kevin Tillman
Kevin ha parlato il 24 Aprile 2007 davanti ad una commissione governativa ed ha illustrato dettagliatamente come il fratello sia morto per un’assurda disorganizzazione del loro plotone. Kevin si trovava infatti, poco più indietro del fratello quando sono stati attaccati dalla guerriglia afghana. Quando un mezzo blindato è uscito dalla gola in cui hanno subito l’agguato, i suoi occupanti hanno creduto di avere davanti dei soldati nemici, e hanno iniziato a sparare all’impazzata su Pat e i suoi compagni. Un soldato afghano che combatteva al suo fianco è morto sotto le prime raffiche, mentre Tillman ne è uscito apparentemente illeso. Ma dopo una breve pausa, nella quale il suo gruppo ha fatto di tutto per farsi riconoscere come “friendly”, dal mezzo blindato è partita una seconda scarica, che ha colpito Tillman gettandolo a terra. E nonostante questi urlasse di essere un americano, e continuasse ad agitare le mani in aria, i colpi hanno continuato a piovergli addosso – con una chiara violazione delle regole d’ingaggio, ha ricordato Kevin – finché Pat Tillman è morto.
Questo il video in lingua originale di Kevin Tillman davanti alla commissione:



